INTERVISTA A SILVANO GARBIN

Vincere una partita all’ultimo secondo di gioco, come è capitato al Valorugby sabato scorso, è una questione di testa e di gambe.  Chiudere in attacco dimostrando di essere più in palla fisicamente degli avversari è una caratteristica costante dei Diavoli in questa stagione. Sono infatti ben 6 le vittorie ottenute in rimonta sugli avversari da Farolini e compagni.

E anche le poche sconfitte, hanno spesso visto i Diavoli chiudere in attacco la partita. Tra i segreti dello straordinario momento vissuto dal Valorugby c’è quindi anche un’accurata preparazione atletica, da quest’anno affidata a Silvano Garbin. Padovano, 54 anni, Garbin vanta una carriera quasi trentennale divisa tra l’atletica leggera e il rugby. Ha collaborato con le nazionali azzurre, con Rovigo, Fiamme Oro, Verona e Zebre.

“Proprio alle Zebre ho conosciuto Roberto Manghi. Il nostro è un rapporto che va oltre il lavoro, di vera amicizia. Così quando mi ha parlato del nuovo progetto societario chiamandomi a Reggio non ci ho pensato due secondi ad accettare”. Una decisione che si sta rivelando vincente. “Mi trovo benissimo qui al Valorugby. Devo dire che ci sono le condizioni ideali per lavorare, la nuova proprietà in questo senso va ringraziata. Ho la fortuna di lavorare con due assistenti straordinari come Matteo Grassi e Guido Chiari. Collaboriamo con lo staff tecnico e lo staff medico per mettere i giocatori nelle migliori condizioni fisico atletiche possibili”.

I risultati danno ragione al lavoro di questo gruppo. “Si è fatto un grande lavoro nel pre-campionato, soprattutto in settembre e ottobre. Devo dire che i ragazzi sono eccezionali. Si applicano bene con impegno e con serenità. Ecco, credo che sia proprio questa positività a portare frutti anche in campo, sia come prestazioni che come infortuni. Fino ad ora da questo punto di vista siamo stati bravi e fortunati”.

Non c’è da stupirsi quindi se, come accaduto sabato scorso contro Firenze, si va in meta all’85esimo minuto con il più “anziano” in campo. “Guardate, Festuccia ha 38 anni, ma un fisico che molti ventenni se lo scordano. Lo conosco molto bene, perché lo avevo già allenato in passato. Sono l’ultimo a essere sorpreso dal suo rendimento”.

Come si allena un fisico così particolare come quello dei rugbisti? “Più passano gli anni, più la potenza fisica diventa un fattore predominante. In questo senso il rugby italiano sta seguendo il modello internazionale, Quindi si lavora molto sulla forza massimale, sulla velocità con una spiccata componente di tipo neuro-muscolare. Nello stesso tempo, lavoriamo anche in modo personalizzato sugli aspetti strutturali dell’atleta per eliminare il più possibile i danni derivanti dagli impatti e collisioni di gioco. Gli infortuni non sono mai casuali, ma dipendono dallo stress generale dell’atleta. Anche in questo senso, un ambiente sereno come il nostro, può fare la differenza”.

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